Un’introduzione allo shale gas

A seguito della notizia della partecipazione dell’Università degli Studi di Siena (per il tramite del nostro network) al Google+ University Hangout sui temi energetici organizzato dalla London School of Economics Energy Society nell’ambito della LSE Energy Conference e previsto per l’8 Marzo 2013 alle ore 15.00 (il nostro ateneo prenderà materialmente parte alla conferenza proiettandola preso l’Aula Magna Storica del Rettorato, ma per ulteriori approfondimenti su questa grande opportunità vi rimandiamo a futuri interventi, nonché alla pagina facebook dell’evento http://on.fb.me/Yp1lOk), ci sembra più che mai doveroso affrontare anche sul nostro sito le più importanti questioni relative al tema della sostenibilità energetica. Tra queste, è di scottante attualità il dibattito sulla pratica del fracking, alla quale abbiamo di conseguenza pensato di dedicare un approfondimento.


di Maria Chiara Basile, responsabile Risorse Naturali

GAS DI SCISTO (da Enciclopedia Treccani): “Scisti bituminosi, argillosi o marnosi (rocce metamorfiche) impregnati di sostanze bituminose: si ritengono originati dalla metamorfosi di materiale sedimentario molto ricco in resti organici, e per distillazione secca forniscono un prodotto oleoso (olio o catrame di scisto), miscela di idrocarburi naturali, composti azotati e solforati dalla quale si possono ricavare benzina, gasolio, olî combustibili, lubrificanti, ecc., per cui, in relazione anche alla imponenza delle riserve accertate, lo sfruttamento degli scisti bituminosi è diventato obiettivo di grande interesse”.

Lo scorso 14 febbraio il quotidiano britannico The Guardian titolava “Shale oil surge poses threat to renewables energyCuadrilla Shale Fracking Plant(http://bit.ly/UiA1Dp), invitando a considerare il rapporto del PwC (Price Waterhouse Coopers) secondo il quale l’industria petrolifera dei gas da argilla (shale oil o anche gas di scisto), seppur ai suoi inizi, potrebbe crescere fino al 12 % della produzione mondiale, facendo precipitare i prezzi del petrolio fino a 50 $ al barile entro il 2035. Un’espansione a livello mondiale e relativamente a buon mercato, tale da minacciare lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili e da presentare seri rischi ambientali. Il rapporto del PwC ha infatti rilevato che a questo fenomeno di estrazione potrebbe essere correlata una riduzione degli investimenti in energia da fonti rinnovabili, nonché previsto che la disponibilità di petrolio a basso costo sia destinata, nel lungo periodo, a far aumentare le emissioni di carbonio globali.

Gli ambientalisti si sono sollevati contro l’estrazione dei gas da argilla, ma i sostenitori dello shale oil hanno replicato che questa fonte di combustibile permette un risparmio netto di carbonio, poiché sostituisce il carbone. La preoccupazione fondamentale, tuttavia, relativa al fatto che la disponibilità di tale nuova fonte ad un prezzo più basso, potrà condurre ad un aumento delle emissioni complessive, resta. Le notizie sono le più disparate, difensori e detrattori si sprecano in dibattiti, ma intanto nel nostro Paese, quanti hanno le idee chiare sull’argomento?

I gas di scisto sono una fonte di energia dalle grandi potenzialità: si tratta di un idrocarburo che può essere utilizzato per produrre energia a basso costo. Rispetto al petrolio e al gas naturale, però, è più difficile da estrarre, ed il suo sfruttamento può implicare gravi conseguenze a livello ambientale.

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What is fracking? Fonte: Duke University, U.S. EIA, NRC, Marine and Petroleum Geology

Questo gas viene infatti estratto da giacimenti non convenzionali di argille nella cui microporosità è intrappolato. Essendo l’argilla non permeabile, i giacimenti non possono essere portati in condizione di produzione spontanea, come nell’estrazione convenzionale, ma necessitano di trattamenti complessi. I giacimenti si trovano infatti fino a 4 km di profondità, dunque si richiede una perforazione verticale e una successiva perforazione orizzontale. È la tecnica del fracking, la frantumazione idraulica della roccia tramite immissione di acqua e sostanze chimiche (circa lo 0,5 %) ad alta pressione, necessaria per ridurre l’attrito o per eliminare microrganismi. L’acqua immessa nel terreno, quando risale in superficie è altamente inquinata da cloruri, prodotti organici non biodegradabili, metalli (arsenico, cadmio, cromo, piombo) e talvolta elementi radioattivi presenti nel sottosuolo. Solo una parte viene depurata e riutilizzata per le trivellazioni successive, un’altra parte deve essere stoccata in sicurezza (c’è da dire solo che la fratturazione idraulica avviene ad una profondità ben maggiore rispetto a quella del normale livello delle falde acquifere utilizzate dall’uomo).

Si deve considerare poi che si arriva a consumare da 1 a 5 litri di acqua per ogni litro di olio di scisto prodotto, e solo per fare un esempio, in Estonia − paese che fa largo uso di questa tecnologia energetica – nel 2002 l’industria petrolifera ha consumato circa il 91% dell’intera acqua consumata nel paese.

Gli ambientalisti si oppongono allo sfruttamento di olio di scisto, in quanto la sua produzione – e il successivo utilizzo – genera più gas serra anche rispetto ai tradizionali combustibili fossili, tant’è che l’Energy Independence and Security Act proibisce agli enti governativi degli Stati Uniti di acquistare l’olio prodotto da processi che causano maggiori emissioni di gas ad effetto serra rispetto ai prodotti petroliferi tradizionali. Negli Stati Uniti sono attive 1000 unità in grado di perforare fino a 10 mila pozzi all’anno e la produzione di gas da scisti è passata, nel decennio 2000-2010 da 10 a 140 miliardi di metri cubi, soddisfacendo circa il 23% del fabbisogno di gas naturale annuale del paese.

L’Ucraina e il gruppo anglo-olandese Shell hanno firmato lo scorso 24 gennaio 2013 un importante contratto per la produzione di gas di scisto, che potrebbe implicare un investimento da oltre 10 miliardi di dollari. I paesi dell’Est europeo sono presi d’assalto dalle macchine di trivellazione dei colossi energetici Chevron e Royal Dutch Shell. In alcune nazioni europee infatti circa il 70% del consumo di gas deriva dalle risorse importate, il 90% delle quali proviene dalla Russia, per cui l’obiettivo principale dei paesi dell’Est sarebbe quello di diminuire la loro dipendenza da Mosca.

Rischi ambientali, degrado del territorio e consumo di acqua, anche in Paesi come la Tunisia, in cui questa risorsa scarseggia.

Reazioni?

Nel 2012 la Francia è stata il primo paese al mondo – seguito subito dalla Bulgaria – a proibire l’utilizzo del fracking; la fratturazione idraulica sarebbe stata fortemente messa in discussione anche da parte dei ministri tedeschi dell’ambiente Norbert Röttgen e dell’economia Philipp Rösler.

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Lo Shale Gas nel mondo. Fonte: EIA

Lo scorso giugno 2012 Enea Informa in un articolo intitolato “Scisti bituminosi a tutto gas, ma con licenza sociale”, a partire dalle dichiarazioni dell’Agenzia Internazionale per l’energia, dichiara: «Un’esplosione incontrollata della produzione di gas non convenzionale, come ha evidenziato il capo degli economisti dell’IEA, Fatih Birol, è in contrasto con gli impegni di mantenere il surriscaldamento climatico al di sotto di 2°C rispetto all’epoca preindustriale. Inoltre, il periodo d’oro del gas, se non sarà finalizzato agli obiettivi della de-carbonizzazione mondiale, protrarrà nel tempo la dipendenza dell’umanità dai combustibili fossili invece che svincolarla, rallenterà lo sviluppo delle fonti rinnovabili e delle nuove tecnologie invece di accelerarlo, aumenterà i rischi di cambiamenti climatici irreversibili e catastrofici anziché ridurli, vanificando, in pratica, gran parte degli sforzi che si stanno compiendo per avviare e rendere effettiva la “green economy”, quale concreto strumento di sostenibilità ambientale, sociale ed economica» (http://bit.ly/15Hd28w).

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Una risposta a “Un’introduzione allo shale gas

  1. “…in relazione anche alla imponenza delle riserve accertate…”.
    E sulla faccenda della distinzione tra riserve e risorse si potrebbe scrivere un’intera enciclopedia. Al momento molti attori del gas da idrofratturazione stanno portando i libri contabili in tribunale. Un tema da tenere d’occhio.

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